Aggiornamenti in aritmologia
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
52 convegno cardiologia milano
Associazione Silvia Procopio

Angioplastica preventiva nel infarto del miocardio


Nell’infarto acuto del miocardio con sopraslivellamento del tratto ST ( STEMI ), l’uso di intervento coronarico percutaneo ( PCI ) per il trattamento della arteria responsabile dell’infarto ( arteria dell’infarto, o culprit ) migliora la prognosi.

Il valore della procedura PCI nelle arterie coronariche non-responsabili dell’infarto miocardico con stenosi maggiore ( intervento coronarico percutaneo preventivo ) non è noto.

Dal 2008 al 2013, in 5 Centri nel Regno Unito, sono stati arruolati 465 pazienti con infarto acuto STEMI ( inclusi 3 pazienti con blocco di branca sinistra ) che dovevano essere sottoposti a intervento coronarico percutaneo della arteria dell’infarto.

Questi pazienti sono stati assegnati in maniera casuale a intervento coronarico percutaneo preventivo ( 234 pazienti ) o a nessun intervento PCI preventivo ( 231 pazienti ).

Un successivo intervento coronarico percutaneo per angina è stato raccomandato solo per l’angina refrattaria con evidenze certe di ischemia.

L’esito primario era un composito di decesso per cause cardiache, infarto miocardico non-fatale o angina refrattaria.

Le analisi sono state condotte per intention-to-treat.

A gennaio 2013, i risultati sono stati considerati conclusivi dal Data and Safety Monitoring Committee, che ha raccomandato che lo studio venisse interrotto precocemente.

Nel corso di un follow-up medio di 23 mesi, l’endpoint primario è stato raggiunto da 21 pazienti assegnati a PCI preventivo e in 53 non-assegnati all’intervento ( intervento coronarico percutaneo solo per l’arteria dell’infarto ), valori che si traducono in tassi di 9 eventi per 100 pazienti e 23 per 100, rispettivamente ( hazard ratio nel gruppo intervento coronarico percutaneo preventivo, 0.35; P inferiore a 0.001 ).

Gli hazard ratio per i 3 componenti dell’endpoint primario sono stati 0.34 per decesso per cause cardiache, 0.32 per infarto del miocardio non-fatale e 0.35 per angina refrattaria.

In conclusione, nei pazienti con infarto STEMI e coronaropatia a vasi multipli che si devono sottoporre a intervento coronarico percutaneo per l’arteria dell’infarto, un intervento coronarico percutaneo preventivo nelle arterie non-responsabili dell’infarto, ma con stenosi maggiore, ha ridotto significativamente il rischio di eventi avversi cardiovascolari, rispetto all’intervento coronarico percutaneo limitato all’arteria dell’infarto. ( Xagena2013 )

Wald DS et al, N Engl J Med 2013; 369: 1115-1123

Cardio2013



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