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Associazione Silvia Procopio

Meccanismi dell’infarto miocardico acuto non-fatale tardivo dopo impianto di stent


L’impatto della restenosi dello stent, trombosi dello stent o progressione della malattia a un altro sito come meccanismi responsabili di infarto miocardico acuto dopo impianto di stent non è ben definito.

Ricercatori del Patras University Hospital in Grecia, hanno individuato 91 casi di infarto acuto del miocardio non-fatale almeno 1 mese dopo l’impianto di stent ( 32.6% stent medicati ), e grazie a un confronto tra gli angiogrammi post-infarto e quelli prima dell’intervento coronarico percutaneo, hanno analizzato il meccanismo dell’infarto acuto del miocardio.

L’infarto acuto del miocardio è stato attribuito a progressione della malattia a un altro sito in 42 ( 46.2% ) casi, a restenosi dello stent in 35 ( 38.4% ) e a trombosi dello stent in 10 ( 11% ) casi.
Il meccanismo poteva essere correlato allo stent o a progressione della malattia ( lesione responsabile non-identificabile ) in 4 casi ( 4.4% ).

Il tempo mediano dall’intervento coronarico percutaneo all’infarto acuto del miocardio è stato, rispettivamente, di 27, 19 e 9 mesi per i gruppi progressione della malattia a un altro sito, restenosi e trombosi dello stent, ( P=0.03 ).

Il sopraslivellamento del trattto ST si è manifestato nel 38.1% dei casi di progressione della malattia, nel 20% dei casi di restenosi e nel 60% di quelli con trombosi dello stent ( P=0.046).

In conclusione, in una popolazione reale, con tempi anche lunghi dopo l’impianto di stent, un paziente ha quasi un’uguale probabilità di andare incontro a infarto miocardico acuto non-fatale a causa di restenosi o trombosi dello stent o progressione della malattia a un altro sito. ( Xagena2010 )

Alexopoulos D et al, Am Heart J 2010; 159: 439-445


Cardio2010



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