52 convegno cardiologia milano
Prevenzione e  Terapia dello Scompenso Cardiaco
Aggiornamenti in aritmologia
Associazione Silvia Procopio

La terapia profilattica con ICD subito dopo l’infarto miocardico non riduce la mortalità


Il tasso di morte, inclusa la morte cardiaca improvvisa, è più alto subito dopo un infarto del miocardio.

Le attuali lineeguida non raccomandano l’uso del defibrillatore cardioverter impiantabile ( ICD ) entro i 40 giorni successivi a un infarto miocardico per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa.

I Ricercatori della Ludwig-Maximilian Universität di Monaco, in Germania, hanno testato l’ipotesi che i pazienti ad aumentato rischio trattati precocemente con ICD vivono più a lungo di quelli che ricevono solo la terapia medica ottimale.

Lo studio randomizzato, prospettico, in aperto e multicentrico ha coinvolto 62.944 pazienti non-selezionati con infarto del miocardio.
Un totale di 898 pazienti sono stati arruolati da 5 a 31 giorni dopo l’evento se rispondevano a certi criteri clinici: ridotta frazione di eiezione ventricolare sinistra (minore o uguale a 40% ) e frequenza cardiaca di 90 o più battiti al minuto al primo elettrocardiogramma disponibile ( criterio 1: 602 pazienti ), tachicardia ventricolare non-sostenuta ( maggiore o uguale a 150 battiti al minuto ) durante il monitoraggio Holter ( criterio 2: 208 pazienti ) o entrambi i criteri ( 88 pazienti ).

Degli 898 pazienti, 445 sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere un trattamento con defibrillatore cardioverter impiantabile e 453 alla sola terapia medica.

Durante un follow-up medio di 37 mesi, 233 pazienti sono morti: 116 nel gruppo ICD e 117 nel gruppo controllo.

La mortalità generale non è risultata ridotta nel gruppo defibrillatore-cardioverter impiantabile ( hazard ratio, HR=1.04; P=0.78 ).

Sono state osservate meno morti cardiache improvvise nel gruppo ICD che nel gruppo controllo ( 27 versus 60; HR=0.55; P=0.049 ), ma il numero delle morti cardiache non improvvise è risultato più alto ( 68 vs 39; HR=1.92; P=0.001 ).

Gli hazard ratio sono risultati molto simili tra i tre gruppi di pazienti divisi per categorie secondo i criteri di arruolamento soddisfatti ( criterio 1, criterio 2, o entrambi ).

In conclusione, la terapia profilattica con ICD non ha ridotto la mortalità generale tra i pazienti con infarto acuto del miocardio ( IMA ) e caratteristiche cliniche che li fanno rientrare in categorie a rischio elevato. ( Xagena2009 )

Steinbeck G et al, N Engl J Med 2009; 361:1427-1436


Cardio2009



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